Il frigorifero comunitario nella campagna inglese

Il problema dello spreco di cibo che caratterizza la vita delle nostre città è sentito anche in campagna, almeno in quella inglese. Nella cittadina di Frome nel Somerset (circa 20 mila abitanti) hanno trovato una semplice soluzione: il frigo comunitario. Si tratta di un semplice frigorifero, forse un po’ più grande della media (non se si considerano i frigoriferi che si vedono nelle case dei telefilm ambientati negli Stati Uniti) che si apre semplicemente schiacciando un bottone. Si trova nella piazza dove si tiene il mercato contadino, il secondo sabato del mese, vicino al fiume Frome, che dà il nome alla cittadina.

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Il frigorifero comunitario di Frome

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Rio 2016: la lotta dei Guaranì per sopravvivere

Cominciano oggi i Giochi Olimpici di Rio 2016 che attireranno per circa 20 giorni l’attenzione del mondo dello sport e non solo, sul Brasile. Questo grande evento sportivo (come i mondiali di due anni fa) è l’occasione per mostrare al mondo quello che avviene tutti i giorni in questo immenso Paese e di cui difficilmente arriva l’eco dalle nostre parti. Ieri, dal sito di Survival International, i capi indigeni Guaranì del Brasile hanno lanciato un messaggio diretto agli allevatori e agli agricoltori violenti che in questi anni hanno ucciso, picchiato e allontanato le comunità indigene dalla loro terra. “Noi non cederemo, lotteremo per le terre che ci sono state rubate” dicono i rappresentanti di Aty Guasu, l’organizzazione dei Guaranì del Brasile.

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Alcuni rappresentanti del popolo Guaranì. Fonte: Survival. Autore: Fiona Watson

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Diga di Inga: la Banca Mondiale ci ripensa?

Il fiume con la maggior portata d’acqua in Africa, il secondo al mondo dopo il Rio delle Amazzoni, ingabbiato da un sistema di dighe che dovrebbero portare energia elettrica a tutto il continente. Si tratta di Inga, un colosso di sbarramenti sul fiume Congo. L’ultimo in ordine di tempo è il progetto di Grand’Inga destinato ad esportare corrente elettrica in tutta l’Africa australe ma anche fino alle coste del Nord Africa. Tra gli anni 70 e 80 sul fiume sono già stati creati degli sbarramenti per un totale di 460 milioni di dollari di investimenti. Grand Inga dovrebbe costare 106 milioni di dollari, con finanziamenti provenienti da soggetti come la Banca Mondiale, la Banca Africana per lo sviluppo e la Banca Europea degli investimenti. Continua a leggere

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Polochic, vittoria per 81 famiglie

“Terra in vista!” non è l’urlo del marinaio arrampicato sull’albero maestro, che annunciava la fine di un viaggio ma è la prima tappa di un lungo percorso che stanno seguendo molte famiglie della valle di Polochic in Guatemala. E’ del 13 luglio la notizia, diffusa dall’Ong Oxfam, che finalmente, dopo anni, 81 famiglie si sono viste restituire la loro terra. E’ ancora molta la strada da percorrere per garantire a tutte le 548 famiglie ancora in attesa, di poter dire: “Terra in vista!”. Il governo del Guatemala, infatti, ha restituito solo una piccola parte delle terre che erano state sottratte nel 2011. Ecco il tweet di Oxfam che riporta l’intervista ad un rappresentate de La Via Campesina in Guatemala, durante i festeggiamenti per questa prima vittoria.

 

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Bolloré non vuol sentir parlare di land grabbing

Bolloré vuole vincere. Il 25 aprile scorso il gruppo francese ha annunciato un ricorso in appello contro il sito di informazione Bastamag, accusato di diffamazione per aver citato l’azienda in un articolo pubblicato nel 2012 dedicato al ruolo delle grandi imprese francesi nell’accaparramento delle terre.

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Il primo processo, terminato il 14 aprile scorso, ha portato all’assoluzione del direttore e dei giornalisti di Bastamag. I giudici, infatti, hanno considerato l’accaparramento delle terre un tema di interesse generale e hanno definito sufficienti le basi di indagine su cui poggia l’articolo. Bolloré dunque, questa volta, è rimasta con un pugno di mosche. La compagnia francese però non si è arresa al risultato della sentenza, indicando come diffamatorio un altro articolo di Bastamag, del 2014, che raccontava l’incontro del gruppo Bolloré con una delegazione delle comunità africane e cambogiane, per placare le contestazioni esplose nelle piantagioni. Continua a leggere

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Una diga italiana tra Etiopia e Kenya

La più grave siccità degli ultimi 30 anni è così che il primo ministro etiope ha presentato alle Nazioni Unite la situazione del suo Paese. Siccità nel nostro immaginario collettivo riporta al repertorio dei bambini malnutriti, delle persone in fuga, degli animali rachitici e della sabbia che avanza. Per quanto il fenomeno non sia nuovo in Etiopia, comincia a colpire anche quelle aree considerate fertili. Il governo etiope è stato uno dei primi e dei più disponibili, dell’Africa Subsahariana, ad aprirsi agli investimenti. L’Etiopia è il Paese africano che per primo ha fatto parlare di nuovo colonialismo, di accaparramento delle terre. Lo stesso Paese in cui oggi 10 milioni di etiopi sono colpiti dalla siccità lascia che le aree migliori vengano svendute agli investitori stranieri. In questo caso parliamo di terre fertili, di molta acqua e di due vicini che sperano di ottenere benefici dallo sfruttamento della terra, di un fiume e dell’energia.

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Uganda: le tante frontiere dell’accaparramento

L’olio di palma si trova ovunque, e questo lo sappiamo. Basta guardare tra gli ingredienti di molti prodotti industriali, dai gelati ai biscotti, dai cracker alle merendine e troveremo “oli vegetali” seguito dalla specifica: palma. Ma da dove arriva tutto questo olio di palma? Sono sempre più numerosi i Paesi dove questa coltura, prima poco considerata, sta diventando l’investimento di punta. E’ quello che sta avvenendo anche in Uganda. La coltivazione di olio di palma è arrivata anche nelle isole ugandesi dell’arcipelago Ssese, nel più grande bacino d’acqua dolce d’Africa: il Lago Vittoria. Il progetto di coltivazione di olio di palma è cominciato nel 2002 e prevede di arrivare a coprire 10 mila ettari nell’isola di Bugala e in alcune isole vicine.

Lago Vittoria, Uganda

Lago Vittoria, Uganda

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