“Vogliamo raccontare”. Le ong della Sierra Leone contro i biocarburanti

L’olio di palma in Sierra Leone è diventato il movente principale delle tensioni e delle lotte di ong e comunità contadine. La settimana scorsa sei membri della ong Maloa sono stati accusati di aver distrutto alcune palme da olio appartenenti  alla compagnia belgo-lussemburghese Socfin, che possiede la piantagione. Il prossimo 15 novembre verranno giudicati. La società civile e la stessa ong hanno lanciato una petizione.

fonte: Joan Baxter http://joanbaxter.ca
fonte: Joan Baxter http://joanbaxter.ca

Nel marzo del 2011 Socfin ha firmato un accordo con il governo  per la cessione di 6.500 ettari nel distretto di Malen. Si tratta di un affitto per 50 anni con la possibilità di rinnovo per altri 21. Il progetto coinvolge 40 villaggi e più di 9000 abitanti. Le intenzioni della compagnia sono quelle di ampliare, da qui al 2015, le terre in suo possesso, fino a raggiungere i 12mila ettari. A seguire potete leggere e ascoltare l’intervista a Joseph Rahall dell’ong Green Scenery, che si è occupato di assistere la popolazione di Malen…

Stiamo monitorando diversi studi e tra questi quello della comunità di Malen che, prima dell’arrivo della compagnia Socfin,  aveva a disposizione terre sufficienti per la coltivazione e aveva raggiunto uno standard di vita che permetteva un guadagno annuale e la possibilità di mandare i figli a scuola. I contadini riuscivano mantenersi grazie alle piccole piantagioni di olio di palma. Dopo tre anni, dopo l’arrivo di Socfin, notiamo che la situazione è peggiorata. Gran parte della terra è stata tolta ai piccoli proprietari, persino le terre che si trovano intorno alla comunità. La compagnia straniera aveva l’obbligo di lasciare almeno 500 metri attorno ad ogni villaggio, ma non è mai stata rispettata nemmeno questa regola. Molti contadini hanno smesso di mandare i figli a scuola perché non erano più in grado di pagare le tasse scolastiche e avevano bisogno di aiuto in casa e per il lavoro. Sono aumentati anche i problemi sociali perché manca il sostegno economico alle famiglie. Le donne non ricevono neanche gli aiuti minimi perché tutti gli sforzi del governo regionale si concentrano sugli uomini che hanno perso il lavoro. I disoccupati, però, ricevono due dollari al giorno, che non sono sufficienti a sfamare una famiglia.

Il lavoro compiuto da Green Scenery ha attirato l’attenzione della compagnia che non ha fatto attendere la sua reazione…

Siamo accusati di diffamazione. Quest’anno abbiamo ricevuto una lettera dal legale dell’accusa con l’invito a comparire davanti ad una corte. Ci hanno minacciati dicendoci che se non fermavamo le accuse nei loro confronti avrebbero preso provvedimenti. Noi abbiamo risposto che ci siamo limitati a raccontare quello che stava succedendo nella comunità e che non abbiamo lanciato accuse infondate. Adesso, mentre parliamo, l’accusa è arrivata alla corte e loro devono provare che li abbiamo diffamati. Quello che stiamo cercando di fare ora è dimostrare la nostra libertà di poter parlare tranquillamente in un paese democratico come la Sierra Leone, vogliamo poterci esprimere liberamente e vogliamo chiedere conto alla compagnia perché venga fuori cosa è vero e cosa è falso. Adesso i nostri avvocati stanno lavorando a questo. Vogliono fermare le nostre azioni, le nostre pubblicazioni, ci vogliono impedire di parlare delle cose che stanno facendo. In una democrazia deve essere permesso di parlare della situazione della terra.

Gli investimenti terrieri sono sempre accompagnati da promesse, che diventano l’alibi dei governi. Nel caso della comunità di Malen le infrastrutture che avrebbero dovuto cambiare la vita della popolazione non sono mai state realizzate.

Si, sono promesse, promesse e promesse e pochissimo viene fatto. Socfin dice di aver costruito strade. Non sta costruendo strade, perché quelle strade già c’erano, le stanno solo usando. Le hanno risistemate per poterle usare, senza non potrebbero spostare il loro equipaggiamento da un posto all’altro. Le uniche strade che stanno costruendo sono all’interno delle loro proprietà, per poterla collegare. Per quanto riguarda le scuole non sono struttura adatte. L’ultima volta che ho visitato una di queste strutture non c’erano nemmeno le sedie per far sedere i bambini. Parlano di ospedali ma non ce n’è nessuno, esiste sono una clinica mobile pensata, però, solo per loro e i loro dipendenti. Si tratta solo di propaganda per pulire la loro immagine. Hanno anche dichiarato di aver distribuito 100 sacchi di riso. I sacchi sono stati consegnati a i capi piantagione, ma quante persone hanno visto il riso? Dicono di aver sfamato la popolazione. Ma è falso.

Marta Gatti

per ascoltare altri audio QUI

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