La lotta di Eliseu, indios Guaranì del Brasile

Il 10 dicembre 2014, meno di un mese fa, Survival International, movimento a sostegno dei diritti dei popoli indigeni, denunciava le violenze nei confronti degli indios Guaranì del Brasile. L’ultima, in ordine di tempo, nel mese di novembre, ad essere uccisa è stata Marinalva Manoel, portavoce dei Guaranì del Brasile, pugnalata a morte e abbandonata sul lato di una superstrada. Lei, come molti altri leader tradizionali, lottava per il diritto dei Guaranì di tornare sulle loro terre ancestrali.

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Eliseu, indios Guaranì del Brasile

Tra i capi tradizionali che dedicano la vita per aiutare il loro popolo a vivere nella natura, c’è Eliseu Lopez, un capo Guaranì e un attivista. E’ un indios che arriva dallo Stato brasiliano del Mato Grosso do Sul, la sua voce è calma e determinata: non si può più tacere, quello che accade in Brasile deve essere raccontato. Eliseu è fiero delle sue origini, porta copricapo e ornamenti del suo popolo, che decisamente contrastano con il grigiore della città di Milano, in cui avviene il nostro incontro. Degli antichi territori abitati dai Guaranì- Kaiowà del Brasile, non è rimasto quasi nulla. Vivono lungo le strade che attraversano quella che una volta era foresta. Le terre dei Guaranì sono occupate dai grandi allevamenti di bovini, che consumiamo in Europa e da estensioni senza fine di canna da zucchero, da cui si estrae l’etanolo, un biocarburante.

Abitiamo sul confine tra Paraguay e il Brasile, e la mia comunità si chiama Korosù Ombuà. Viviamo in una situazione di grandi violenze, siamo minacciati di morte, tutto questo a causa della perdita della nostra terra. Lottiamo per riconquistare la nostra terra e le nostre risorse alimentari. Io rappresento anche il movimento Atiguasù Guaranì, che conta 47 mila guaranì kaiowà. La nostra comunità da anni lotta per la demarcazione delle nostre terre, ma il governo brasiliano non ha praticamente individuato nessuna area. Ho assistito a molta sofferenza nella mia comunità: bambini che soffrono di malnutrizione, leader che vengono uccisi e molte persone che perdono la vita. Tutto questo avviene in una situazione di totale impunità. Il governo non fa nulla, per questo abbiamo deciso di lavorare per la demarcazione e la rioccupazione dei nostri territori. Mi rattrista molto assistere a questo spargimento di sangue per un fazzoletto di terra ancestrale che ci apparteneva, per questo mi sto impegnando in prima persona a difendere i nostri diritti. (audio in portoghese)

Nelle riserve lo spazio non è sufficiente a poter coltivare il cibo tradizionale, quindi, in molti, lavorano nelle piantagioni di canna da zucchero.

Per i Guaranì Kaiowà che vivono nelle riserve l’unico modo per sostenere le loro famiglie è quello di cominciare a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Cominciano a lavorare da quando sono molto giovani. Persino i bambini, o gli adolescenti, lavorano nelle piantagioni di canna da zucchero. Si occupano di tagliare le canne per avere un minimo di guadagno da portare alle loro famiglie. Non c’è abbastanza spazio nelle riserve per poter piantare le proprie produzioni. Spesso i bambini vanno lungo le strade e cominciano a chiedere l’elemosina per un pezzo di pane. (audio in portoghese e inglese)

Oltre alle terre gli indios hanno perso anche il contatto con la natura, che ha una funzione importantissima nella vita dei Guaranì.

Non possiamo più occuparci delle nostre acque, dei nostri corsi d’acqua, della nostra natura e dei nostri animali. Questo perché non li abbiamo più. E’ una realtà che per noi è scomparsa. Nel passato avevamo tutto: potevamo produrre il nostro cibo tradizionale, la foresta ci permetteva di avere piante, pesci … tutto. Ma oggi non abbiamo più nulla di tutto ciò. Non c’è alcun posto in cui possiamo trovare oggi queste risorse naturali. Quindi non abbiamo più il modo di prenderci cura della nostra natura, delle nostre acque. (audio in portoghese e inglese)

Il clima di violenza e di terrore in cui vivono le comunità, la mancanza di terra e di lavoro, spinge molti giovani a suicidarsi. Secondo uno studio, diffuso da Survival, negli ultimi 13 anni si è suicidato almeno un guaranì alla settimana. La lotta di questo popolo avviene attraverso la “retomada” la rioccupazione di alcune delle terre ancestrali degli indios. Un ritorno che dovrebbe essere assicurato dallo Stato brasiliano, che ha riconosciuto 36 territori, ma osteggiato in ogni modo da lobby molto potenti.

La retomada  la rioccupazione delle terre che appartenevano ai  nostri antenati e in cui sono sepolti i nostri antenati. Siamo stati espulsi dalle nostre terre, le stiamo rioccupando perché non abbiamo più spazio per produrre. Molti guaranì  sono costretti a vivere a soli 10 metri di distanza dalle strade principali, e questo causa la perdita di molte vite. Spesso i politici, lo stato e i fazenderos dicono che stiamo invadendo quelle terre, ma non è così, le rioccupiamo perché ci appartenevano! La mancanza di spazio è il primo motivo che ci spinge alla retomada. Il secondo motivo è quello di proteggere la natura, la foresta, i fiumi, gli animali e i nostri rimedi tradizionali, semplicemente lo stile di vita guaranì. Vogliamo videre in condivisione con la natura, con dignità, per la nostra famiglia. Nel Mato Grosso non c’è più foresta, ci sono solo: mucche, eucalipti, soia e canna da zucchero. Le grandi azienda hanno già devastato tutto ciò che era nostro, e quel poco che resta è quello che stiamo cercando di difendere. (audio in portoghese)

Tra le cose da chiederci c’è anche come avvenga questo processo di demarcazione delle terre ancestrali. E’ un processo che si svolge su cinque fasi. Inizia con il coinvolgimento del Dipartimento per gli affari indigeni del governo brasiliano e termina con l’approvazione del Presidente. Nella fase iniziale di questo processo vengono coinvolti i Guaranì, per individuare e delimitare le loro terre ancestrali e le loro aree di sepoltura. A seguire si alternano diverse fasi, fino alla ratifica ufficiale del presidente. E’ proprio nelle fasi intermedie che intervengono i possidenti terrieri, spesso ricchi e con relazioni di potere, per fermare il processo di demarcazione. Il processo viene quindi bloccato nei tribunali e vengono contestate le terre attribuite agli indios. I Guaranì si trovano, dunque, in una sorta di limbo.

I possidenti terrieri usano spesso la violenza contro gli indios.

Veniamo sfrattati dalle nostre terre, e questo processo avviene in diversi modi. In alcuni casi i possidenti terrieri assumono alcuni uomini per eliminare, sterminare, le nostre comunità. Ci attaccano, ci sfrattano, ci uccidono. In altri casi ci allontanano dalle nostre terre utilizzando i tribunali, che spesso favoriscono i grandi fazenderos, che sono ricchi e potenti. Quando un caso viene portato in tribunale, e viene emesso un ordine di sfratto, i Guaranì sono costretti a lasciare le loro terre. Quando ci sfrattano uccidono anche i nostri leader perché vogliono bloccare il processo di riconquista dei nostri territori ancestrali. Pensano che agendo in questo modo si fermi la rioccupazione. In molti casi sono i politici, deputati, i funzionari governativi e gli stessi sindaci, ad essere possidenti terrieri. Per questo vincono nei tribunali. Persino alcuni giudici sono proprietari terrieri. (audio in portoghese e inglese)

Per chiudere l’intervista ho chiesto a Eliseu se si sentisse brasiliano e di lanciare un appello al governo. Pochi giorni fa Dilma Rousseff è stata rieletta Presidente del Brasile. Saprà mantenere le promesse?

Sono brasiliano, mi sento brasiliano perché sono nato in questa terra, sono fiero di essere un indigeno brasiliano. Il mio appello al Governo brasiliano è che rispetti gli impegni assunti, che rispetti i nostri diritti e quello che è scritto nella nostra costituzione: ovvero tuteli i nostri diritti. Vorrei che il Governo portasse avanti la demarcazione dei nostri territori e la restituzione delle nostre terre. Questo servirebbe a portare ad una drastica diminuzione del livello di sofferenza e di violenza a cui siamo costretti. E’ fondamentale che il governo lo faccia perché siamo parte della popolazione originaria del Brasile, è fondamentale che, in quanto popolazione indigena, veniamo rispettati e le nostre terre ci vengano restituite. (audio in portoghese e inglese).

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