Bolloré non vuol sentir parlare di land grabbing

Bolloré vuole vincere. Il 25 aprile scorso il gruppo francese ha annunciato un ricorso in appello contro il sito di informazione Bastamag, accusato di diffamazione per aver citato l’azienda in un articolo pubblicato nel 2012 dedicato al ruolo delle grandi imprese francesi nell’accaparramento delle terre.

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Il primo processo, terminato il 14 aprile scorso, ha portato all’assoluzione del direttore e dei giornalisti di Bastamag. I giudici, infatti, hanno considerato l’accaparramento delle terre un tema di interesse generale e hanno definito sufficienti le basi di indagine su cui poggia l’articolo. Bolloré dunque, questa volta, è rimasta con un pugno di mosche. La compagnia francese però non si è arresa al risultato della sentenza, indicando come diffamatorio un altro articolo di Bastamag, del 2014, che raccontava l’incontro del gruppo Bolloré con una delegazione delle comunità africane e cambogiane, per placare le contestazioni esplose nelle piantagioni.

La vicenda è legata alla società di diritto belgo-lussemburghese Socfin che produce gomma e palma da olio in molti paesi africani e in Cambogia. Il gruppo Bollorè opera in diversi settori: dalle telecomunicazioni alla logistica e possiede anche il 38% di Socfin. Il colosso, però, declina ogni responsabilità nelle vicende che coinvolgono la società belgo-lussemburghese e accusa i giornalisti di accanimento senza fondamenti contro il suo operato.

Più recentemente, nel mese di giugno, è stato lo stesso Vincent Bolloré durante l’assemblea degli azionisti del gruppo ad accusare direttamente due giornalisti di France 2, autori di un documentario andato in onda per “Complément d’enquête”. Il reportage si focalizzava sulla condizione lavorativa nelle piantagioni di palma da olio del Camerun, detenute da Socapalm, di cui Bolloré è uno degli azionisti.

Ecco le testimonianze su cui ha puntato il dito Bolloré

Il patron del gruppo ha accusato i giornalisti di aver realizzato delle false interviste a due impiegati della piantagione che dicevano di avere 16 e 14 anni, e che sarebbero stati pagati per dirlo. (L’articolo di “Arret sur image” racconta proprio questa vicenda). Un’accusa rigettata da France 2 che ha deciso di mostrare altre testimonianze raccolte in Camerun tra i lavoratori della palma.

Il gruppo è sicuramente una potenza e la sua presenza in Africa è massiccia: dalla gestione dei porti, alle ferrovie, alle strade. Si potrebbe dire, in molti casi, che gran parte delle esportazioni e delle importazioni dell’Africa occidentale passano nelle sue mani. Gli articoli di Bastamag non sono stati gli unici portati in tribunale dalla compagnia, tanto che l’associazione Survie contro la Franceafrique ha pubblicato una riflessione dal titolo “Criticare Bollorè uguale diffamare?”. Survie sottolinea come il colosso abbia dalla sua parte una carta non indifferente, in un’era di crisi editoriale: il suo braccio pubblicitario Havas.

Mentre i giornalisti francesi sono stati assolti e hanno annunciato di voler proseguire nel raccontare la vicenda, 4 dei sei attivisti sierraleonesi arrestati si trovano ancora in carcere. Due di loro sono stati rilasciati, l’ultimo nel mese di marzo, grazie alla diffusa mobilitazione nazionale e internazionale nata all’indomani del loro arresto. I sei sono stati condannati dalla giustizia sierraleonese per aver distrutto 40 piante di palma da olio appartenenti alla piantagione di Socfin. La condanna prevede dai 5 ai 6 mesi di carcere. Vedremo se l’attenzione mediatica e la pressione internazionale riusciranno a fare chiarezza sulla vicenda Socfin.

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