Di Standing Rock e dei difensori della terra e dell’acqua

Hanno fissato un ultimatum e poi hanno sgomberato il campo. L’accampamento di Standing Rock non esiste più. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato l’ordine: “La Dakota Access Pipeline si farà”; il 22 febbraio alle 2 di notte il campo è stato distrutto e gli ultimi difensori della terra e dell’acqua sono stati allontanati ieri. Standing Rock e la sua protesta sono diventate un simbolo quando, a partire dal mese di agosto, attivisti ambientali e popoli nativi si sono uniti per opporsi alla realizzazione di un oleodotto sotterraneo di quasi 2000 chilometri per trasportare petrolio di scisto dal Nord Dakota all’Iowa.

Il percorso dell’oleodotto prevede il passaggio sotto il fiume Missouri e attraverso le terre della riserva Sioux di Standing Rock, mettendo a rischio le riserve di acqua e i terreni sacri alle popolazioni locali. La protesta di Standing Rock ha raggiunto il suo apice quando, durante l’amministrazione Obama, il progetto è stato abbandonato. Quella vittoria ha diffuso la voce dei popoli indigeni e ha sostenuto le tante lotte dei popoli nativi nel mondo. Una vittoria molto breve, solo qualche mese dopo, infatti, è arrivata la doccia fredda: l’ordine esecutivo nel nuovo presidente per la costruzione dell’opera faraonica. La protesta di Standing Rock è riuscita a catturare la solidarietà dell’opinione pubblica globale, attraverso i social network, le manifestazioni e la presenza costante di attivisti nell’accampamento dei difensori dell’acqua, come loro stessi si sono definiti.

L’esempio del Nord Dakota ha dato forza ad altri movimenti, negli Stati Uniti e nel resto del mondo. In Texas l’alleanza tra movimenti ecologisti e popoli nativi ha dato vita all’opposizione al gasdotto Trans-Pecos. Invece della neve e della steppa l’accampamento è stato realizzato nel deserto texano.  Ad accomunare le due grandi opere è la compagnia realizzatrice: la Energy Transfer Partner. Il progetto Trans Pecos prevede la realizzazione di una tubatura destinata a trasportare gas naturale, attraverso un percorso sotterraneo.
Gli attivisti contestano il tragitto dell’opera, che passerà sotto il fiume Rio Grande, con il rischio, in caso di malfunzionamento, di inquinamento di una delle maggiori fonti idriche dell’ampia regione.
Lo scorso 30 dicembre la Società delle Nazioni Native è entrata nel movimento di protesta texano e ha realizzato un campo in grado di accogliere i “protettori dell’acqua”. Si tratta del “Two Rivers Camp” che ospita già decine di attivisti arrivati dalle comunità native e da tutta la regione.

Il neo eletto Presidente degli Stati Uniti ha investito direttamente nella Energy Transfer. Non stupisce quindi che il campo di Standing Rock sia stato sgomberato e che entrambi i progetti siano stati rimessi in moto.

I difensori dell’acqua e delle terre native hanno già annunciato che le loro proteste non si fermeranno e stanno organizzando una marcia che attraverserà le strade di Washington.

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