Storie di contadini in marcia

Vengono da tutta Europa i contadini che hanno marciato sabato (25 marzo) scorso a Roma. Bandiere verdi sventolanti, parole, canti. Sono a Roma per dire la loro sulla Politica Agricola Comune. Vogliono una PAC a misura di contadino, non di agribusiness. “Cosa vogliamo?” urla un gruppo, “Sovranità alimentare” l’altro risponde, “Quando?”, “Adesso!”. Sovranità alimentare vuol dire poter avere accesso alla terra, alle sementi, poter decidere di crescere e di commercializzare i propri prodotti; vuol dire poterli trasformare e scegliere un prezzo equo.

Sono in piazza Vittorio in una giornata di sole, fin troppo caldo per essere marzo, mentre nella stessa città di celebrano i 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma. Una firma da cui è nata l’Europa dei mercati, l’Europa in crisi, l’Europa da cambiare.

C’è Christian, argentino di origine e catanese d’adozione, contadino appassionato e sorridente. Al suo ritorno a casa, dopo la manifestazione, lo aspetta un lavoro doppio: per poter consegnare in tempo tutti i formaggi che ha promesso.

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Tonino di anni ne ha 81 e ha voluto marciare sotto il sole fino al Colosseo portando la bandiera dell’Associazione Rurale Italiana, una delle tante associazioni raggruppate nel Coordinamento Europeo de La Via Campesina. Si definisce lavoratore della terra, ovvero contadino. Da bracciante in Basilicata è arrivato fino a Latina per ottenere un pezzo di terra che ha tutte le caratteristiche sognate da sempre: in pianura, vicino al mare e con l’accesso all’acqua. La sua storia personale si intreccia con quella delle lotte contadine, dell’occupazione delle terre per la riforma agraria. Dalla sua voce traspare l’esperienza di chi conosce le battaglie contadine e sindacali. Tonino è figlio di un bracciante sindacalista che è stato eletto nel 1953 al Senato, per il Partito Comunista. Lui stesso definisce la sua infanzia un periodo passato tra la Camera del Lavoro e la Sezione del PCI. Tonino ci tiene a dirmi che, prima di arrivare a Roma in treno, ha governato i maiali, i conigli e i polli.

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Tra i contadini più timidi c’è Anna che abita vicino a Torino dove da pochi mesi ha rilevato l’azienda del padre. Alleva frisone, le mucche da latte. Sin da bambina si è sempre svegliata presto per aiutare nella mungitura, le mucche fanno parte della sua quotidianità. Dopo una laurea in economia e diversi lavori in cui si è sempre sentita un pesce fuor d’acqua, ha deciso di cambiare vita: lasciando gli uffici per tornare alla stalla. E’ entusiasta della sua nuova avventura. Ha appena recuperato un piccolo caseificio e ha deciso di avviare un laboratorio di trasformazione per fare il formaggio.

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Raluca viene dalla Romania dove produce semi contadini che vengono poi distribuiti agli agricoltori e a chi vuole coltivare un piccolo orto, anche in città. Con la sua associazione Ecoruralis si occupa di sensibilizzare cittadini e contadini all’importanza dell’autonomia nella produzione del cibo. Raluca parla anche delle intimidazioni e delle pressioni a cui sono sottoposti molti contadini in Romania. Il governo ha aperto le porte agli investimenti stranieri e sono molte le compagnie, la banche, le assicurazioni ma anche i politici che hanno comprato terre nel paese. Molti contadini non hanno scelta: sono poveri e non possono fare altro che vendere.

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José ha la faccia abbronzata e mi dice di essere un contadino a metà tempo. Viene dal Portogallo dove è rappresentante della Confederazione Nazionale degli Agricoltori. Nel 2011 è riuscito finalmente ad iniziare la sua attività contadina, installandosi come giovane e coltivando piccoli frutti, come i mirtilli. Una parte della sua coltivazione è destinata invece all’autoconsumo. La sua aspirazione è quella di essere contadino a tempo indeterminato.

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Lynne è inglese, di Bristol. Alleva capre in un’azienda agricola cooperativa molto piccola, ci tiene a specificarlo. Sguardo solare e lentiggini, Lynne ha voglia di parlare, e soprattutto di dire la sua su quello che il governo britannico dovrebbe fare. Manca il sostegno agli investimenti. Nessun contadino sarà mai in grado di ripagare i prestiti se i prezzi degli alimenti rimangono così bassi. Lynne vorrebbe veder cambiare anche la filiera, che favorisce i supermercati e quindi l’agricoltura industriale. E’ in piazza per chiedere la riforma della PAC nonostante la Brexit. “Le scelte dell’Europa ricadranno anche su di noi, siamo interconnessi” mi spiega. Tornata in Inghilterra la aspetta una dura lotta per modificare le politiche che il governo britannico ha sempre portato avanti in materia agricola. “E’ la nostra opportunità” mi dice.

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Sono molti altri i contadini che ho incontrato, che hanno condiviso con me le loro esperienze, in quel sabato romano. E ci sarà occasione di raccontare anche le loro storie. La giornata si è chiusa al tramonto seduti intorno ad un tavolo con le arance e i formaggi portati dalla cooperativa SOS Rosarno, nata per sostenere braccianti migranti e contadini calabresi e per restituire loro la dignità. Una serata accompagnata dalla voce di Nino, contadino cantante. una voce forte per una canzone struggente: il dialogo tra una zappa e una sciabola, tra il mondo contadino della pace e della prosperità e quello violento e devastatore della guerra.

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