I neo contadini. Appuntamento nel Somerset

Chris adora le sue t-shirt, le indossa finché non sono completamente deformate, e se potesse non ne farebbe a meno nemmeno allora. Hanno tutte un significato, a cui tiene. Chris ha appena varcato la soglia dei cinquanta e non ci tiene molto a sottolinearlo, se ne va in giro in bicicletta sotto la pioggia e gli piace camminare da solo in montagna. La sua giornata si potrebbe dividere perfettamente in due metà speculari: la vita da contadino e quella da studioso, quella con addosso gli stivaloni e il secchio con il cibo per i maiali e quella davanti al pc con una tazza di caffè. La sua metà contadina è nata più di 16 anni fa quando ha seguito le orme di sua moglie Cordelia, partecipando a dei corsi sulla permacoltura. Chris si ritiene fortunato. Non ha cominciato da contadino, aveva un lavoro che gli ha permesso di mettere da parte dei soldi per comprare la terra. E la sua “vita precedente” da sociologo apre lo sguardo alla globalità del sistema agricolo…

Non abbiamo cominciato basandoci solo sui prodotti coltivati, credo sia praticamente impossibile, siamo stati in qualche modo protetti dagli aspetti peggiori del liberismo, certo, abbiamo comunque fatto funzionare l’attività. Spesso gli ecologisti e gli attivisti attenti all’ambiente criticano i contadini e li individuano come problemi. Ed è vero, molto spesso l’impatto delle coltivazioni è terribile e i contadini non sempre sono i guardiani del paesaggio. Bisogna, però, considerare la pressione a cui sono sottoposti: devono portare avanti il loro business, devono produrre cibo a prezzi incredibilmente bassi e ci si aspetta pure che siano difensori dell’ambiente. E’ semplicemente impossibile. Spesso dico: ogni Paese ha i contadini che si merita! Da quando ci stiamo occupando di agricoltura, simpatizziamo molto di più con le difficoltà dei contadini. Recentemente i pesci del fiume Frome sono stati avvelenati a causa del rilascio di inquinanti, non sappiamo da cosa sia stato causato, ma sappiamo che i contadini sono stati spinti, in questi anni, ad aumentare la loro produttività immettendo grandi quantità di azoto e fosfato sui campi. E’ inevitabile quindi che ci siano avvelenamenti e incidenti di questo tipo.

La sua vita divisa a metà io la definirei da contadino attivista, lui semplicemente da contadino…

Ci confrontiamo con diverse sfide come l’alto costo dei terreni e il bassi prezzi degli alimenti. Molte persone vorrebbero coltivare ma non ci riescono. Ci sono poi i problemi su scala globale come il cambiamento climatico, il costo dell’energia. Tutti questi aspetti sono collegati e sappiamo bene quali errori abbia fatto la nostra società in agricoltura, come la distanza tra il produttore e il consumatore che impedisce un rapporto oppure l’uso esagerato di carburanti fossili, o l’utilizzo di disgustosi agenti chimici. Come agricoltori possiamo vedere questi aspetti ogni giorno e ci diciamo che non è così difficile coltivare e rispondere ai bisogni della società in modo sostenibile, eppure non succede. È a questo punto che ci si arrabbia e si guarda alla politica.

Essere politicizzati per Chris vuol dire cercare di comprendere e scardinare i meccanismi che regolano il sistema agricolo, di distribuzione e vendita del cibo. Cosa che il suo Paese, la Gran Bretagna non ha mai fatto. Per la prima volta, dopo la Brexit il Regno Unito dovrà affrontare anche la politica agricola…

L’agenzia governativa che si occupa di agricoltura è in crisi. In Gran Bretagna nessuno ha messo in piedi una politica agraria in 40 anni, nessun pubblico ufficiale ha idea di come si faccia. Sappiamo come negoziare con l’Unione Europea ma non abbiamo idea come si realizzi una politica nazionale in ambito agricolo o alimentare. Ma questa situazione può creare opportunità…

Secondo Chris l’opportunità sta nel poter ripensare la politica agricola, poi però, quando si parla del governo attuale sembra essere molto scettico sul cambio di rotta. Chris attivista lo è per davvero perché fa parte della Land Workers Alliance, un’organizzazione britannica di piccoli produttori che utilizzano metodi sostenibili di coltivazione, scrive articoli per riviste di settore e aggiorna il suo blog “Small Farm Future. Org. Uk”…

Semplicemente affronto tutti i temi collegati all’agroecologia o alle sfide globali in campo ambientale e sociale. Che ridere, pensare che tutto è cominciato per mantenere i rapporti con i nostri clienti, raccontando quello che ci succedeva. E’ diventato, però, molto presto il mio personale angolo di riflessione. Sto cercando di immaginare come diventerebbe il nostro mondo se molte più persone abitassero in campagna e fossero agricoltori, in maggioranza dedite a rispondere ai loro bisogni. Mi sorgono domande agricole come: possiamo coltivare abbastanza, possiamo produrre abbastanza? Al tempo stesso mi chiedo politicamente quale tipo di economia potremmo avere se il 20% della popolazione vivesse di agricoltura e producesse soprattutto per i suoi bisogni. E’ una fantasia, forse sono un po’ utopico, ma cerco di non esserlo troppo.

L’idea di Chris è quella di aiutare, tracciare una strada, per fare in modo che molte più persone possano compiere la stessa scelta che ha cambiato la sua vita: diventare un neo contadino.

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