La sfida dell’accesso alla terra. Appuntamento nel Somerset

I nuovi contadini si devono confrontare con le difficoltà dettate dall’accesso alla terra e alla conoscenza. Districarsi tra le diverse scuole di pensiero non è facile. Di una cosa Chris e Cordelia sono certi: una volta che si diventa contadini, pur con tutte le differenze, si è tutti nella stessa barca, non importa avere grandi o piccole estensioni, usare fertilizzanti o basarsi sull’ecologia…

Chris: Non sono originario di qui e non ho un background agricolo, quindi non sono parte del panorama agricolo locale. Ad essere onesti sono molto pochi quelli che lo sono. La zona dove ci troviamo, Frome, è una cittadina di 26 mila abitanti circondata dai campi ma molte persone in città non sanno nulla di agricoltura. Credo che questo sia un vero problema nella nostra società. Sai, in passato tutti, se non erano contadini, avevano almeno un genitore, uno zio che lo era. La nostra relazione con gli altri contadini va bene anche se non siamo originari di qui, abbiamo contadini come vicini; anche se non abbiamo le stesse attrezzature di ultima generazione ci aiutiamo a vicenda quando serve. Ci possono essere persone che hanno seguito corsi di permacoltura, più simili a noi nel percorso, ma poi sono le stesse che vogliono darti consigli su come si dovrebbero fare le cose. Quando hai il tuo pezzo di terra, però, apprezzi di più coloro che semplicemente cercano coltivare qualcosa, senza dare giudizi di merito.

Cordelia: abbiamo approcci diversissimi rispetto a molti di loro su come si porti avanti l’attività agricola. Al tempo stesso alcuni di loro si avvicinano al nostro modo di vedere le cose. L’allevatore locale di bovini che abbiamo conosciuto pensa al guadagno, ma ha deciso di puntare molto sulla vendita diretta per spiegare al consumatore perché il suo latte costi di più, si è convertito al biologico e cerca di coltivare direttamente tutto quello che le sue mucche mangiano. Ci sono quindi contadini che cominciano a pensarla in questi termini. Prendiamo per esempio il nostro vicino contadino che produce su larga scala, penso che consideri buffo quello che stiamo facendo ma è molto amichevole e molto interessato. C’è un po’ di apertura, un pizzico di derisione, forse, ma non giudizio. E poi, quando vedono che qualcosa funziona sono pronti a dire: cavolo sembra interessante!

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Secondo Chris i contadini tradizionali che coltivano grandi estensioni di grano, patate e colza sono incastrati in un sistema che li costringe a produrre grandi quantità che verranno vendute a prezzi molto bassi e che spingeranno l’agricoltore a produrre di più per aumentare i profitti e rimanere sul mercato. L’unico modo che hanno per uscirne è la vendita diretta, senza intermediari. Chris e Cordelia hanno, da subito, fatto una scelta diversa ed è così che si immaginano la loro fattoria in futuro…

Cordelia: Più efficiente

Chris: E’ stato un processo lungo, non credi? Quando abbiamo comprato questa terra non c’era nulla. Nessuna infrastruttura, nessun edificio. E’ stato un processo molto lungo sviluppare tutto questo. Esiste sempre una via di mezzo tra la specializzazione per alzare il valore di quello che si fa e la diversificazione, che è l’essenza dell’agricoltura di piccola scala. Vorrei che fosse variegata come lo è oggi, con una limitata quantità di prodotti, orticole, pascoli. Non voglio che la nostra fattoria diventi più grande. Vorrei piuttosto che ci fossero altri contadini come noi. Vorrei fosse più semplice per chi compie la nostra stessa scelta, poterlo fare.

Cordelia: quello che Chris sta cercando di dire è che vuole che sia più efficiente! Se la nostra fattoria diventa più efficiente allora sarà più semplice per altre persone dire: Sì è possibile! Noi abbiamo fatto parecchi errori, come succede a molti, più noi troviamo soluzioni più altre persone possono prendere esempio.

Avere una terra e una fattoria per un piccolo contadino è un lusso. Sembra assurdo sentirlo ma con la sola produzione agricola, dice Chris, nessun contadino britannico potrebbe permettersi di comprare una casa e un terreno. I neo contadini come Cordelia e Chris, che sono riusciti a mettere da parte dei soldi, preferiscono comprare la terra senza infrastrutture e poi cominciare il lungo processo di richiesta del permesso di costruzione. Chris, Cordelia e i loro figli ora non vivono in una vera e propria casa ma in una struttura temporanea fatta di legno e composta da un bungalow collegato ad un grosso caravan isolato dal terreno e da soluzioni alternative a quelle che potrebbe avere una vera casa allacciata alle reti di servizi. L’energia viene prodotta da pannelli fotovoltaici, il bagno è biologico e il riscaldamento avviene tramite la stufa.

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Alla fine dell’estate Cordelia e Chris hanno ricevuto la notizia che aspettavano da molto tempo. Il governo cittadino ha concesso il permesso per costruire la casa sul terreno che avevano acquistato. Per la prima volta possiamo veramente immaginare il nostro futuro qui, dicono. E potranno davvero chiamare casa il luogo dove vivono. Quando si festeggia una cosa così si invitano gli amici e si brinda con i figli, gustando una lasagna alla carne di agnello locale, uno dei cavalli di battaglia della cucina di Cordelia. Le sfide che hanno affrontato sono state molte in questi anni…

Cordelia: L’estate del 2012 quando non ha fatto altro che piovere ed era impossibile coltivare! Si potrebbe fermare il cambiamento climatico? Sarebbe una buona cosa. L’altra sfida è stata ottenere il permesso per costruire e vivere sulla nostra terra. È stato un enorme impiego di tempo e ci ha impedito di pianificare veramente. A livello personale è stato molto stressante non avere sicurezza, non sapere se tutti gli investimenti fatti, i soldi impiegati sarebbero stati spazzati via. È stato davvero molto stressante e Chris ha speso molto tempo in questo.

Chris: credo esista un problema in termini di conoscenze relative all’agricoltura e all’agroecologia: da un lato si può seguire la strada dell’agricoltura convenzionale e dall’altro, come abbiamo fatto noi, seguire corsi di permacoltura. Il problema è che al termine di questi corsi si crede di avere tutte le risposte, ma non è così. Si può imparare molto dall’orticoltura tradizionale e dalla formazione agricola convenzionale ma sarà più orientata alle coltivazioni su larga scala, avrà una direzione più commerciale che difficilmente sarà ecologica. Ci sono poi tante persone che perseguono metodi ecologici, ma non conoscono a fondo aspetti relativi alla fertilità dei suoli. Si può produrre cibo di qualità con un sistema naturale ma importare grandi quantità di compost. Se sei un giovane che vuole sperimentarsi nell’agroecologia non è affatto facile sapere chi è meglio ascoltare o dove trovare informazioni di qualità.

Nel prato vicino a casa c’è un trattore perché produrre in modo ecologico non vuol dire rinunciare o combattere la meccanizzazione. Il lavoro dell’uomo e quello delle macchine deve essere bilanciato,uno costa di più in termini economici, l’altro in termini ambientali. La vera sfida, per i neo contadini, è proprio trovare il giusto equilibrio tra tutti questi fattori.

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