Banane amare in Myanmar

Espansione illegale delle piantagioni di banane. È quello che sta avvenendo in Myanmar, nello stato di Kachin, Nord-Est del paese. Il dipartimento delle foreste ha denunciato una compagnia cinese per aver ampliato la sua piantagione all’interno di una foresta protetta. La notizia è stata diffusa dai media locali. Sei persone legate alla Jinghphaw Nadi Company sono state arrestate. La compagnia cinese opera nell’area dal 2018, e secondo il dipartimento delle foreste, avrebbe progressivamente ampliato la piantagione vicino a due villaggi.

La popolazione locale da tempo contesta la compagnia. L’impianto avrebbe ridotto la terra coltivabile a disposizione della comunità, avrebbe provocato deforestazione e inquinamento degli habitat naturali. A preoccupare in particolare i residenti vicini all’area di coltivazione delle banane è l’uso dei pesticidi. Le testimonianze raccolte dai media locali parlano di malori e problemi legati all’esposizione ai prodotti chimici.

I cinesi sono i principali investitori nelle terre del Myanmar, sia in ambito agricolo che nella produzione di energia. Secondo i dati raccolti dalla piattaforma Land Matrix, che monitora gli accordi fondiari, sarebbero 22 i contratti conclusi e firmati tra compagnie cinesi e lo stato birmano. Per un totale di circa 900.000 ettari. I contratti di cui si conoscono dettagli relativi alla produzione sono però una minoranza. Inoltre le compagnie cinesi spesso operano attraverso società birmane e risulta difficile risalire ai veri investitori.

Quello della piantagione di banane non è un caso isolato, tanto che il ministro dell’agricoltura dello stato di Kachin avrebbe annunciato la creazione di un comitato d’indagine sui casi di piantagioni illegali. Il comitato dovrebbe indagare l’impatto ambientale, l’effetto sul mercato del lavoro locale e l’immigrazione illegale dalla Cina. Le piantagioni documentate dalle autorità occupano circa 25.000 ettari, ma secondo la società civile gli ettari sono più del doppio.

Le prime piantagioni di banane sarebbero apparse nel 2007, dopo la loro messa al bando in Laos e Tailandia. Si tratta di coltivazioni a scopo tessile, per ottenere fibre di banana. La popolazione locale accusa le compagnie di aver acquisito terreni che le autorità avevano dato in concessione ai contadini, molti dei quali hanno lasciato le loro case durante i conflitti interni. Si tratta, infatti, di terreni che appartengono a sfollati, che temono di non poter tornare a coltivare i loro campi.

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