mabelé

La chiamano terra. L’elemento che, insieme all’acqua, rappresenta le radici e il motore dell’esistenza. Mabelé, in lingua lingala è semplicemente terra, quella sui cui poggiano i nostri piedi e la nostra economia. Dal cibo, dall’agricoltura e dall’allevamento dipende il nostro mondo. La terra è la certezza, quella che sostiene le città e interi paesi, intorno ai suoi frutti. Proprio per il suo carattere imprescindibile la terra è diventata anche un bene rifugio, una sicurezza finanziaria, un prodotto su cui speculare, in cui investire. La nuova corsa all’oro si è spostata nei continenti dove di terra ce n’è in abbondanza, dove le città non hanno ancora preso il sopravvento sulle campagne. Sono l’Africa, L’America Latina, l’Asia e anche l’Europa dell’Est i nuovi paradisi per gli investitori delle terre.

Terra rubata, privata dell’acqua, deturpata e perduta. Sono queste le caratteristiche del fenomeno chiamato “accaparramento delle terre” o land grabbing. Dal 2008 ad oggi le terre accaparrate sono aumentate esponenzialmente ma questo non vuol dire che il fenomeno non esistesse già. Basti pensare alle distese di canna da zucchero del Brasile, che hanno rappresentato la corsa agli agrocarburanti, alla distruzione dell’Amazzonia o agli allevamenti intensivi. L’accelerazione è stata drastica e l’Africa è diventata la meta favorita.

Il blog si propone di dare conto del fenomeno in tutte le sue sfaccettature: dall’agribusiness al carbon credit, dalle grandi coltivazioni alla costruzione di canali, dalle opere pubbliche alle monocolture. Si propone di delineare tutti i soggetti coinvolti: dai contadini alle compagnie, dagli Stati ai fondi pensione. Le testimonianze dirette di attivisti, ong e rappresentanti contadini serviranno a comprendere le conseguenze del fenomeno sulla popolazione e quali azioni siano state intraprese. Verranno raccontate le lotte, le vittorie e le sconfitte.

Mabelé: la terra viva, la terra arata, la terra ricca, la terra calpestata, la terra rubata, la terra nuda.

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